I POETI VIVONO COME TUTTI GLI ALTRI. DARIO BELLEZZA
DARIO BELLEZZA
14 marzo 2016

Oggi ti raccontiamo di Dario Bellezza (Roma, 5 settembre 1944 – Roma, 31 marzo 1996). Innanzitutto vai al minuto 1.37 di questo video.
La prima cosa che vedi sono dei gatti, e Dario Bellezza, il poeta, apre la scatoletta (e si taglia).
E cosa dice? Dice: I poeti vivono come tutti gli altri.
Io non credo al poeta vate, immaginifico, dannunziano.
Penso che la poesia sia legata alla sensibilità degli altri
.



In questo video, Bellezza si trova nella sua casa di Roma, città che fa da sfondo a tutta la sua vita, personale e artistica. Conobbe Moravia, Penna, Morante, Pasolini, Rosselli. Esordì su Nuovi Argomenti, la rivista fondata proprio da Moravia e da Carocci, ai quali si unì Pasolini stesso, e poi Bertolucci e Siciliano.

Dopo la prima opera di narrativa, L’innocenza, arriva alla poesia con Invettive e licenze: l’introduzione è a cura di Pasolini, che lo definisce “il miglior poeta della nuova generazione“.
C’è grazia, in Bellezza, c’è tutta la sua vita, e c’è la tensione volta a mettere a nudo i traumi che l’hanno segnata.

Nelle fotografie che lo ritraggono, indossa spesso un foulard e un cappello, porta occhiali spessi e giacche o maglioni floreali e variopinti. All’inizio della sua carriera lesse nella cantina Beat 72, adibita all’epoca a ritrovo quasi clandestino, quando si faceva la storia della poesia, dell’avanguardia.


Scrive altri romanzi, come Lettere a Sodoma (1972) e Il Carnefice (1973), dove c’è disperazione amorosa, delusione, sogni infranti, difficoltà d’essere se stesso: Dario Bellezza era omosessuale. La sua vita è stata tragica, ma ha saputo anche, in quanto poeta e intellettuale, trovare la propria dimensione. Vero è che, leggendo Bellezza, si comprende quanto sia stato impossibile, per lui, trovare una cura al sentimento di estraneità verso il mondo, un mondo che abitava ma sempre in modo instabile.


La vita di Bellezza è stata segnata da lutti insopportabili, ultimo il suicidio dell’amica poetessa Amelia Rosselli, con la quale condivise anche un appartamento a Roma, vicino a piazza Trilussa.
Malato di AIDS, nella sua piccola casa di Trastevere, ha subito l’isolamento, indigente, e ha ottenuto quel vitalizio chiamato Legge Bacchelli, soltanto dopo una lotta faticosa, e ne usufruì solo per pochi anni prima della morte. Era povera Alda Merini, era povera la stessa Amelia Rosselli, e Bellezza conquistò la pensione dopo che una lettera arrivò a Lamberto Dini, firmata da tutti i nomi del mondo culturale italiano: Attilio Bertolucci e Norberto Bobbio, Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo, Jacqueline Risset e Lalla Romano, Carlo Bo e Giorgio Bocca, Inge Feltrinelli e Carmine Donzelli, Maria Corti e Livio Garzanti, Pietro Citati e Mario Luzi, Annamaria Ortese e Fernanda Pivano, Antonio Tabucchi e Emilio Tadini e tanti altri.


A chi passava a casa sua diceva:
Sono sfiduciato ormai, sto malissimo, ora dovrei prendere l’antibiotico, ma non c’è nessuno a farmi una spremuta d’ arancia, e io non ce la faccio ad alzarmi dal letto…
Oh, la morte di Amelia, che cosa terribile, mi aveva chiamato qualche giorno prima del suicidio, ma stavo così giù che non ho capito quanto stesse male lei. Era la telefonata d’addio, ma io non l’ ho intuito
Del resto, cosa vuole, tutto quello che può accadere è niente rispetto alla malattia, alla morte…
Devo pensare alla mia morte, i tempi sono stretti…
Sono solo, solissimo: del resto, ho seminato vento e raccolgo tempesta.
Non c’ è nessuno vicino a me. A pagamento, no, non voglio nessuno…
Un’ amica mi accudiva giorno e notte, ma – poverina – ha avuto un incidente d’ auto, è un mese che non la vedo… Mia madre? Ma mia madre ha quasi ottant’anni, ha perso mio padre in quel modo, proprio non ce la fa ad affrontare una cosa del genere, capisce?
Di notte, soprattutto di notte mi sento tanto solo.


Nel 1976 vinse il Premio Viareggio per la sua raccolta di poesie, Morte segreta, edita da Garzanti.
Muore in povertà e solitudine il 31 marzo del 1996, è sepolto al Cimitero Acattolico di Roma.
Per Mondadori è uscito un Oscar che raccoglie tutta la produzione poetica di Dario Bellezza.
Se ne vuoi sapere di più fai clic qui.


Due poesie di Dario Bellezza:

Da Invettive e licenze

Il mare di soggettività sto perlustrando
immemore di ogni altra dimensione.

Quello che il mitico vuole non dare Solo
oralità invettiva infedeltà

cordata petulanza. Eppure oltre il mio io
sbudellato alquanto c’è già la resa incostante
alla quaodinità. Soffrire umanamente

la retorica di tutti i normali giorni
delle normali persone. Partire per un viaggio

consacrato a tutte le civili suggestioni:
pensione per il poeta maledetto dalle sue
oscure maledizioni.

Da Amore:

Nella mia notte il pessimo tuo mattino
sul lastrico mentre io vado a dormire
e tu non hai casa. Sei solo nel temporale.

Sì, nel lastrico, i marciapiedi a camminare,
sonno mai dormito per te. Invano io
nel letto e le sudate coperte

e tu mendichi a me piangendo la tua giornata
per accontentare la mia primordiale ferocità.

Che ora costringo il mio cattivo giorno all’aria
fino al castello delle tue ossa che un amante
inglese scrocchia.

Non c’è lutto per te, letto, usate
brande o mutande…


 

 

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