I LIBRI SONO IL NOSTRO MODO DI ESSERE COMPLETAMENTE UMANI. SUSAN SONTAG SU BORGES
04 marzo 2016

Era l’ottobre del 1982 quando, a una cena a New York, Susan Sontag incontrò Borges.
Lui aveva 83 anni ed era cieco ormai da 30, alla cena erano presenti i suoi amici più stretti. Quattro anni dopo Borges sarebbe morto. Sontag, parlando con i giornali, dopo, disse: Non c’è scrittore che conti di più di Borges, molti hanno cercato di imitarlo e molti hanno imparato da lui.

Dieci anni più tardi, in occasione dell’anniversario della sua morte, Sontag ha pubblicato un bellissimo saggio dal titolo Lettera a Borges, dove mette per iscritto tutta l’ammirazione per il lavoro dello scrittore e approfondisce l’eredità culturale che ha lasciato.



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Nella lettera tratteggia con precisione la figura di Borges, scrittore del suo tempo ma che il tempo ha saputo come trascenderlo, in un modo che appare, talvolta, quasi magico. Aperto e generoso, Borges è stato per nulla egocentrico, ma sempre trasparente, il più trasparente degli scrittori, come il più abile.


Hai avuto un senso del tempo diverso da tutti gli altri.
Ogni idea ordinaria di passato, presente e futuro sembra banale, grazie al tuo sguardo.
Ti è piaciuto dire che ogni momento contiene in sé passato, presente e futuro, hai scritto:
Il presente è l’istante in cui il futuro si sgretola nel passato


Sontag, soprattutto, parla di Borges come antidoto essenziale contro il mito del successo letterario. La serenità e la trascendenza che hai trovato sono esemplari, dice. Hai dimostrato che essere infelici non è necessario, hai detto da qualche parte che tutti devono pensare che qualsiasi cosa accada a uno scrittore è per lui una risorsa. Borges parlava della sua cecità.


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Se il libro è la prova che gli esseri umani possiedono magia, come diceva Sagan, allora Borges è il più magico scrittore mai esistito. Sontag conclude con una riflessione struggente su ciò che c’è in gioco se ci allontaniamo dai libri e dalla lettura, perché i libri non solo sono la somma dei nostri sogni e della nostra memoria. Non solo, per alcuni, sono una forma di evasione dal reale. I libri sono il nostro modo di essere pienamente umani.

Sontag si trova a constatare che i libri sono ormai considerati in pericolo, come le condizioni.
E dice a Borges: Mi manchi. La nostra epoca, questo ventunesimo secolo, metterà alla prova la nostra anima in modi nuovi. Ma, stanne certo, alcuni di noi non abbandoneranno la Grande Biblioteca. E tu continuerai a essere il nostro patrono e il nostro eroe.

 

 


 


      
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