IL LABIRINTO PIÙ GRANDE DEL MONDO L’HA FATTO UN EDITORE. BAMBÙ, DIPINTI E LIBRI IN UNA STELLA DI SETTE ETTARI
14 dicembre 2015

Da sempre i labirinti mi affascinano. Sognai per la prima volta di costruirne uno circa venti anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Credo che guardandolo, e parlando con lui degli strani percorsi degli uomini, si sia formato il primo embrione del progetto. (fonte)

Jorge-Luis-Borges-e-Franco-Maria-Ricci-nel-1977

A parlare è Franco Maria Ricci, editore, artista, designer, bibliofilo e collezionista d’arte. E ed è tutte queste cose in modo estremamente raffinato. Le sue pubblicazioni sono tutte di gran pregio, curatissime, dei veri e propri oggetti d’arte. Ricordiamo – dalla fondazione della casa editrice FMR nel 1965 – La Biblioteca di Babele, curata proprio da Jorge Luis Borges, Morgana, Le guide impossibili, e poi la ristampa dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert in 18 volumi e la rivista d’arte uscita in 15 volumi, ART FMR dal 1984 fino alla cessione nel 2002.

Ha cominciato a lavorare al labirinto nel 2005 e ci sono voluti 10 anni per finirlo.

La letteratura è piena di labirinti. Il più famoso è quello costruito da Dedalo per il re Minosse a occultare il Minotauro. C’è il labirinto che è una biblioteca, quella di Babele, quella di Borges. Infinite stanze esagonali che contengono tutte le possibili sequenze di lettere. Chi cerca la verità vaga all’infinito, senza distinguere il vero dal falso.
E quindi nel labirinto c’è qualcosa, la verità o un mostro, ci siamo noi, che cerchiamo. Rappresenta la confusione della nostra ricerca. Perché, come dice sempre Borges, un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine.

Il labirinto di Franco Maria Ricci si trova a pochi chilometri da Fontanellato (Parma) e  ha una pianta a stella che ricopre 7 ettari di terreno, è fatto di migliaia di bambù di diverse specie. Ci sono bivi e biforcazioni e perdersi è facilissimo. Al centro c’è un museo, una galleria d’arte e una cappella a forma di piramide. Lì sono conservate libri e collezioni d’arte. Ha detto Ricci: Ho sognato di essere un Giardino, un Museo, una Biblioteca, una Casa editrice, una Sala delle Feste e dei Balli, la Piazza di un Borgo con la sua Chiesa, un grande Dedalo botanico… Dal loro insieme è nato il luogo che io chiamo “il Labirinto”…

Qui un reportage di Francesco Longo, che nel labirinto c’è andato davvero:

All’inizio, dunque, si procede a caso. Si svolta dove capita, in corridoi in penombra che si assomigliano tutti. A volte i bambù ai lati sono fitti e scuri, altrove formano pareti più rade che lasciano filtrare raggi di luce. Nei tre chilometri ci sono venti specie diverse, 200mila piante. L’aria è fresca, o tiepida, ma sempre bagnata. Spesso si imboccano sentieri ciechi e qualche volta si finisce in spiazzi dove finalmente il sole splende beato. Ma sono tutti spiazzi chiusi, senza sbocchi. Dietrofront.

“Se ne esce vivi”, mi ha assicurato l’ufficio stampa qualche giorno prima di partire.

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