LA LEZIONE DI CALVINO
19 settembre 2015

È il 1985 e Italo Calvino prepara un ciclo di sei lezioni da tenere ad Harvard nell’ambito delle Poetry Lectures. Il ciclo non avrà mai luogo, lo scrittore muore il 19 settembre dello stesso anno.
Le lezioni sono pronte, tutte tranne l’ultima. La moglie vuole intitolarle Six Memos for the Next Millennium, ma diventano Lezioni Americane: è Citati a chiamarle così.
Parlano del nuovo millennio e di come affrontarlo.

Noi le spieghiamo qui sotto, in breve, e proviamo ad associarle a cinque romanzi recenti, italiani, di autori e autrici che hanno fatto, a modo loro, tesoro di queste lezioni.
I primi ci vengono in mente, senza pensarci troppo.
La lista potete allungarla quanto volete.
E pescare da dove credete, anche nella letteratura straniera. 

Chi ha imparato la lezione di Calvino?


LA LEGGEREZZA

Chi vuole parlare della realtà si scontra con “la pesantezza, l’inerzia e l’opacità del mondo”. Scrivere quindi è sfuggire allo sguardo della Medusa che pietrifica. Bisogna essere come Perseo: tagliare la testa della Gorgone, metterla in una “sacca magica”, indossare l’elmo di Ade per diventare invisibili, calzare sandali alati e sollevarsi. Lo scrittore deve sovvertire la pesantezza e dominarla, non può annullarla. Deve accettare il paradosso: i nostri pensieri sono pesanti, non sanno concepire la leggerezza, che diventa “insostenibile” come nella pagine di Kundera.

Silvio D’Arzo, Casa d’altri (Einaudi, 2007)

Dario Voltolini, Primaverile (Feltrinelli, 2001) e Foravìa. Un trittico (Feltrinelli, 2010)

Giovanni Ubezio, Il cane che mi guardava. E altri racconti del taxista (il Saggiatore, 2012)

Ugo Cornia, Sulle tristezze e i ragionamenti (Quodlibet, 2008)

Paolo Nori, Noi la farem vendetta (Feltrinelli, 2006)

LA RAPIDITÀ

È un invito a rallentare, anche nella vita, e divagare. La rapidità ha a che fare con l’economia della narrazione: chi scrive è chiamato a rispettare il respiro della propria storia, come la sua temperatura. Perché distribuire sulla pagina gli elementi, rispettare quindi l’economia espressiva, vuole dire saper disporre della ricchezza del tempo.

Rossella Milone, Il silenzio del lottatore (minimum fax, 2015)

Veronica Raimo, Tutte le feste di domani (Rizzoli, 2013)

Paolo Cognetti, Sofia veste sempre di nero (minimum fax, 2012)

Valeria Parrella, Tempo di imparare (Einaudi, 2014)

Alessandro Piperno, Il fuoco amico dei ricordi (Mondadori, 2010)

L’ESATTEZZA

Si è più precisi, scrivendo ma anche parlando, a seconda della proprietà di linguaggio di cui disponiamo. Se è povera anche il nostro parlare è povero, se è ricca sapremo essere più esatti. La lezione sull’esattezza è un invito a restituire alle parole il proprio valore, a usarle in modo corretto per quel che significano, quindi farle proprie.

Giuseppe Genna, Dies Irae (Mondadori, 2014)

Wu Ming, 54 (Einaudi, 2002)

Edoardo Nesi, L’età dell’oro (Bombiani, 2004)

Marco Peano, L’invenzione della madre (minimum fax, 2015)

Mario Capello, L’Appartamento (Tunuè, 2015)


LA VISIBILIT
À

“La fantasia è un posto dove ci piove dentro”: così comincia questa lezione. E da dove piovono le immagini della fantasia? Sarà possibile fantasticare negli anni 2000 con tante immagini prefabbricate? Per Calvino le ipotesi sono due: “riciclare le immagini usate in un nuovo contesto che ne cambi il significato” oppure “fare vuoto e ripartire da zero”. Che facciamo?

Giorgio Vasta, Il tempo materiale (minimum fax, 2008)

Francesco Pacifico, Class (Mondadori, 2014)

Cristiano De Majo, Guarigione (Ponte alle Grazie, 2014)

Carola Susani, Eravamo bambini abbastanza (minimum fax, 2012)

Walter Siti, Scuola di nudo (Einaudi, 2006)


LA MOLTEPLICITÀ

Il mondo che lo scrittore si trova davanti è una fitta rete dove tutto è collegato. La qualità richiesta è la capacità di guardare il reale da molteplici punti di vista.

Antonio Moresco, la trilogia L’increato (Gli esordi, 1998, I canti del caos, 2009, Gli Increati, 2015 Mondadori) e Lettere a nessuno (Einaudi Stile Libero Big, 2008)

Luca Rastello, I buoni (Chiarelettere, 2014)

Michele Mari, Verderame (Einaudi, 2007)

Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito (minimum fax, 2000)

Giusi Marchetta, L’iguana non vuole (Rizzoli, 2011)


LA COERENZA (solo progettata)

Pur vivendo in un mondo diventato leggero, rapido, in cui la visibilità è dominante, la coerenza rimane l’elemento principale con cui affrontare il rapporto con la realtà.

Giorgio Falco, L’ubicazione del bene (Einaudi, 2009)

Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie, 2012)

Francesco Permunian, Il gabinetto del dottor Kafka (Nutrimenti, 2013)

Maurizio Torchio, Cattivi (Einaudi, 2015)

Giorgio Fontana, Morte di un uomo felice (Sellerio, 2014)

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